( venerdì, 12 giugno 2009; 20:58 )
vorrei ritrovare la forza
per scrivere un blog per non piangere sentendo stupide canzoni per ridere come prima per risolvere i problemi pensando a qualcosadi buffo e basta
vorrei ritrovare la forza per non indossare solo maschere di felicità ma sentirla dentro e fuori e intorno e ovunque -mia, e vera.
vorrei un animaletto domestico di cui prendermi cura che non sia mio fratello, vorrei sentirmi un po' più sulle nuvole e non ancorata al cemento
vorrei riuscire a parlare con mio padre - ogni tanto, vorrei riuscire a parlare con troppa gente - sempre
ma poi perdo le parole il coraggio la voglia
e vorrei rifare le mie cazzate vorrei continuare a buttarmi senza freni senza paura senza indugiare e pensare a come andrà a finire
vorrei (ri)tornare,
a quando tutto era semplice.
( lunedì, 08 giugno 2009; 02:36 )
Su questi cazzo di blog buttiamo via del tempo per far vedere al mondo quanto siamo più fichi degli altri. Quant'è più fica la mia vita della tua. Guarda quanto sono matta mi sono ubriacata alle tre di notte a casa di mia cugina.
Guarda quanto sono fica mi sono scopata il nuovo stronzo di turno. Mi sono tinta i capelli. Mi bocceranno. Ho un'unghia spezzata -o il cuore spezzato. Io soffro, piangete per me. Vorrei dire al mondo che il mio fidanzato mi rende felice. Ho dato un senso alla mia esistenza comprandomi l'ultimo cd del nuovo gruppo super indie CHETUNONCONOSCI.
O YEA.
Io non lo so perchè ho ri-preso a scrivere un blog
forse perchè nonostante tutto
anche io devo dirvi qualcosa.
e magari finirò come tutti a dire sempre le stesse terribili, noiosissime cose; però ci provo.
E' che non c'è cosa che faccia più male, del sentirsi traditi - ma prima baciati
credo che se Cristo fosse nato ai giorni nostri, Giuda avrebbe avuto una degna concorrenza.
( venerdì, 10 aprile 2009; 19:20 )
punto
accapo.
( martedì, 03 marzo 2009; 21:27 )
Martedì 3 marzo, buongiorno.
Come tutti i giorni mi sveglio e vado a farmi il caffè; il martedì mattina profuma di - lasettimanaèappenacominciata- ed è così buffo posare una mano sulla macchinetta del caffè e bruciarsi appena i polpastrelli, prendere la presina appesa sopra i fornelli, versare il tutto in una tazzina ed osservare il fumo che esce, e pesare che quella scena io l'ho già vista. Avevo appena 7 anni e mia madre lo faceva ogni mattina, era un rituale lento e rassicurante, mi faceva sentire la sua presenza. Con la sua vestaglia bianca con il pizzo alla fine, si muoveva esperta nella nostra cucina, si versava il caffè e si sedeva esattamente dove adesso ero io, con gli occhi un po' più stanchi dei miei e i capelli più lunghi. Io la guardavo sempre dalla sala da pranzo, attraverso la porta socchiusa bevendo latte e nesquik e cercando di vedermi "da grande". Perchè pensavo che a diciotto anni si diventa grandi. Non come i genitori, ma quasi. Pensavo che avrei bevuto il caffè e guardato il telegiornale ed avrei avuto la patente e un fidanzato che poi avrei sposato. Pensavo che non mi sarebbe più servito salire in punta di piedi per arrivare al lavandino, che sarebbe stato tutto più bello. Poi non si sa bene come ci si arriva, a questi diciotto anni. Ci si arriva fra i tredici anni a urlare i nirvana con le cuffie nelle orecchie pensando che Kurt Cobain fosse l'unica cosa che si avvicinasse a Dio con le prime sigarette rubate a papà e fumate nel bagno della scuola, ci si arriva con i quattordici che pulsano e sembrano sfuggire di mano, che scalciano e che ti fanno scalciare contro le porte, contro le emozioni, contro la vita. E poi i quindici a fare i conti con la morte - troppo presto che si porta via la gente ancor più presto, a non capire o a capire tutto insieme di colpo. E il primo concerto del primo maggio con i fiori nei capelli e i pantaloni larghi e ''bella ciao'' fischiettata sotto il sole convinta che la vita fosse tutta lì, stretta in un pugno insieme alla felicità. Quanto corrono poi i sedici, fra le nottate in motorino e i portabagagli delle macchinette, fra le foto stropicciate fra l'imparare l'amore e sentirlo pungere nello stomaco e nelle viscere - insieme alle telefonate prima di andare a dormire, i progetti troppo grandi, i sogni ovunque tranne che nel cassetto . I viaggi d'istruzione del liceo e le passeggiate in silenzio in riva al mare, le fughe di casa alle 2 di notte senza farsi sentire dai genitori che ti avevano proibito di uscire e le bugie e i notiprego e i amamisenehaicoraggio - emihaiamatacomenessunomai,allafine.
E ora che sono diciassette più che finiti
adesso che fra dodici giorni ho diciotto anni - mi sembra ieri che guardavo mia madre fare il caffè.
* E quante maschere quanti comportamenti da indossare insieme ad aggettivi inutili - solo per apparire migliori , in tutti questi anni
ma è del tutto inutile quando mi guardi e mi spogli senza muovere un muscolo
mi affondi.
( giovedì, 26 febbraio 2009; 23:17 )
Ti prego sii l'unica cosa che conta, l'unica cosa, l'unica.
Ho il cellulare davanti spento, un mazzo di chiavi un accendino che non funziona un apribottiglie mezza bottiglia di cocacola il posacenere pieno di mozziconi accartocciati uno appoggiato all'altro sdraiati nella cenere.
C'è il telefono a forma di mucca, un pacchetto di camel light vuoto da ieri, qualche pennarello finito da anni che non mi decido a buttare.
Nel cassetto una foto vecchia di un paio d'anni, nascosta con cura dagli sguardi ma non dal cuore.
E i pensieri mi si incastrano fra tutte queste inutilità materiali e il cercare di capire fissando senza guardare veramente il legno del parquet.
La notte mi scivola addoso. Si ripiega su se stessa.
Non ho più le parole, se ne sono andate, mi hanno lasciata così.
E ti prego, sii l'unica cosa che conta. Adesso.
# Vorrei fosse agosto e sentire le onde del mare morire sulla riva.
( giovedì, 12 febbraio 2009; 13:35 )
Ogni tanto mi ricordo che dovrei pensare a cosa fare di me.
Ogni tanto mi ricordo che ho (ormaipraticamente) diciotto anni e troppi sogni troppe cose da fare troppi ma lasciati a mezz'aria indietro che devo affrontare.
E mi chiedono cosa vuoi fare da grande, Lucrezia?
Ed io bho. Checazzonesò, mi viene da dire. A cinque anni dicevo la pittrice. A sette l'acrobata, chisà perchè poi - l'acrobata. Forse già intuivo che avrei passato la mia vita in bilico su un filo. E dovevo imparare a non cadere.
Poi sì, è diventato: la fotografa. E mi fa ridere quando mi domandano "Cosa vuoi fare dopo il liceo, Lucrezia?" e le persone che mi stanno vicine senza neanche pensare rispondono per me "La fotografa!"
Ma che vuol dire - la fotografa? In italia vuol dire poco - per me - la fotografa. Perchè a me la fotografia di moda non mi piace e fare i set ai matrimoni tanto meno.
A me piacerebbe fare il direttore della fotografia per il cinema. Perchè voglio catturare gli attimi e voglio raccontarli dalle mie inquadrature sbilenche e voglio che parlino e che si raccontino.
Io mi scelgo sempre strade è lunghe ed in salita,
ma spero di avere le forze per farcela perchè - diomio,
io non voglio finire a fotografare coppiette felici in pompa magna - nonmisiaddiceproprio.
( venerdì, 16 gennaio 2009; 22:08 )
Ovviamente quando finalmente credevo di aver raggiunto un po' di stabilità
sei tornato.
( martedì, 06 gennaio 2009; 23:41 )
Io ogni tanto perdo le parole e chi legge il mio blog lo sa bene, sparisco e non scrivo per un po' perchè c'è troppo nella testa che non saprei neanche come riassumerlo, come spiegarlo, come scriverlo (e se voglio davvero farlo).
Sono stata a Barcellona e come in ogni mio viaggio ci ho lasciato un pezzetto di cuore, fra la Rambla colorata, Gaudì e le sue opere che dipingono la città e lasciano il dolce sulla lingua, fra i pub mai chiusi, le discoteche a cinque piani, la lingua così melodica, le persone così aperte.
Ho pensato molto a questo duemilaotto che se n'è andato, con un bicchiere di spumante, un cuore ancora difettoso , un pizzico di nostalgia e qualche incertezza. Ho perso delle cose molto importanti nell'anno che è passato, sono scivolate via come succede di continuo nella mia vita, come se stringere troppo a se stessi qualcuno faccia in modo che il destino decida di togliertelo. Ho preso seriamente in considerazione l'idea di distaccarmi dal mondo, di creare un muro fra me e tutto ciò che potrebbe sfuggirmi o comunque distaccarsi , ed ho scoperto che tutto ciò che riesco a fare è un muro di paglia, perchè nonostante quello che potrebbe succedere mi piace sentire il respiro della gente, mi piace farmi battere il cuore a mille, mi piace stupire e stupirmi e disarmare e disarmarmi in continuazione.
L'altro giorno mi sono ritrovata circondata da vetri di superalcolici vuoti, mi sono sentita come quelle bottiglie per qualche istante, poi mi sono ricordata dell'incastro perfetto che era la sua testa poggiata sul mio collo, con il mento incastrato nell'incavo della mia clavicola e la nuca poggiata sotto la mandibola.
Respiravamo in sincronia, camminavamo muovendo gli stessi passi e ci guardavamo nello stesso modo. Ci avevamo messo molto per arrivare a tanto, ma ci eravamo arrivati, era un'alchimia di corpi ed emozioni che non posso scordare. Sorprendeva in continuazione, era quello il suo segreto, riusciva a farlo con tale maestria che sembrava fosse nato per fare solo quello. Stupire.
Andare a vedere una mostra di Magritte insieme e poi bere vino rosso cantando (stonando) Battisti e far finta che il mondo finisse fuori dalla porta di quella casa; forse è questo che manca in realtà. Non saprei.
Eppure è stato pensare a tutto ciò che ha reso quest'inizio duemilanove al sapore di braccia intorno alle gambe e testa china sulle ginocchia accovacciata su un marciapiede aspettando non si sa bene cosa. Perchè sì, questa figura ha un sapore.
Però c'è altro. C'è anche il sapore delle mattine d'inverno con il riscaldamento acceso e quella canzone che finalmente hai capito come si chiama e quindi te la sei potuta scaricare e risentire e cantare all'infinito. C'è che alla fine m'importa poco di quello che non va, perchè io mi accorgo per una volta di andare bene, ed il resto non conta.
E Ringrazio chi mi resta sempre accanto, perchè di amicizie amori e affetti ne ho sbagliati tanti,
e quelli invece che sono rimasti, sono la cosa più sensata che ho.
Grazie per le cene a casa mia, per le corse sotto la pioggia, per le mattinate in classe a dormire nascosta dietro (o insieme ) a voi, per i bigliettini di fisica, per i pomeriggi a studiae filosofia, per le telefonate a tutte le ore per piangere - ridere - non dirsi niente, insieme;
grazie per le estati in motorino a cantare a squarciagola j ax, per aver spinto con me la macchina quando sono rimasta senza benzina, pe aver scavalcato cancelli di parchi chiusi all'alba, per avermi detto che non ho tempo da sprecare per gente che neanche capisce quello che cerco di comunicare, per i sabati sera ad asepettare che faccia mattina insieme,
per gli spazi vuoti che avete riempito, per i caffè al ginseng, per le colazioni dal bar d'angolo di piazza mancini, per esservi fatti fotografare nelle situazioni più imbarazzanti, per avermi tenuto la testa mentre vomitavo, per avermi tenuto il cuore quando era infranto.
Per questo duemilanove, iniziato (anche se non fisicamente) vicina a voi.
( sabato, 29 novembre 2008; 17:04 )
Le cose stanno prendendo una strana piega.
Le cose sono cambiate nel giro di una serata, di una serata come le altre dove si va a bere con un'amica e poi a ballare - anche se di ballare neanche hai voglia ma di tornare a casa tantomeno e fuori fa troppo freddo per vagare senza meta.
Le cose hanno cambiato il loro corso e si sono incasinate dopo una cena a base di vino rosso e dopo la sambuca e dopo la birra rossa doppio malto, le cose hanno cambiato il loro corso proprio quando il mondo intorno a me girava un po' e l'alcol saliva, diciamo così.
E' che come diamine potevo programmarlo, che stavo chiedendo una sigaretta ad una persona che si sarebbe catapultata nella mia vita incasinando tutto : ilcuoreilcervelloisognilerassegnazionietuttoilresto.
Perchè da una sigaretta sono diventati fiumi di parole e ''OHNONCIPOSSOCREDEREANCHETU?" e "ODDIO MA PENSO LA STESSA COSA!" "ODDIO E' IL MIO FILM PREFERITO." Insomma quella serie di coincidenze che ti fa all'inizio sorridere e poi pensare. E poi da una manciata di coincidenze sono diventati sogni e speranze in comune, sono diventati occhi in cui perdersi e un numero di telefono e un appuntamento e poi ancora altri 4 e poi i baci e alcune promesse e quel qualcosa che tu non sai come chiamare, che non aspettavi più e che adesso ti piace, ti piace da morire e vorresti legarti addosso tutto questo: lui il suo modo di pensare il suo modo di dirti che sei bella i suoi baci e le sensazioni e i colori che avevi perso e che piano piano stanno tornando fuori.
Ma figuriamoci se non c'è qualcosa che non va. Quel sassolino nella scarpa che non riesci a togliere.
Perchè è proprio mentre mi sto convincendo che forseforse, si insomma, che forseforse novembre quest'anno non è poi così triste, scopro che tutto ciò ha una scadenza, che lui partirà e neanche fra troppo tempo, che le persone giuste si incontrano sempre nei momenti sbagliati. E non posso farci niente, posso solo lasciarmi travolgere. Rimanere ferma e prendere questa corrente d'acqua : sì ghiacciata, ma che mi rende viva.
Non riesco a fermare il cuore questa volta, perchè correcorrecorre velocissimo e supera qualsiasi pensiero.
E mentre mi ripeto che sono così stupida,
non riesco a staccarlo dai miei pensieri in cui si infila e scrollo la testa e cerco di levarlo ma niente,
rimane lì,
e poi che posso farci,
mi viene da sorridere comunque.
Quello stupido sorriso ebete che si disegna sulla faccia mentre fisso il vuoto e che non promette mai nulla di buono.
Santocielo.
Sono felice.
( venerdì, 14 novembre 2008; 15:07 )
Ho tenuto un corso di fotgrafia all'autogestione con un sacco di persone che mi fissavano. Mi fissavano e mi domandavano e mi davano del lei per sbaglio dato che ero dietro la cattedra . Così io ho riso e sorriso e risposto, finchè non è suonata l'ultima campanella e tutti si sono rifatti gli zaini e prima di andarsene hanno detto 'ohcomeseibravaspiegareletuefotosonofichissime' ed io allora mi sono presa il mio pezzetto quotidiano di autocompiacimento , così almeno durante il tragitto scuola-casa il sorriso è assicurato.
Poi come ogni giorno sono tornata a casa e ho mangiato e chiaccherato con mamma. Lei a volte sembra interessata al corso della mia vita, altre volte invece non ascolta neanche le risposte alle sue domande automatiche ( quelle che devono fare le mamme) del tipo "com'è andata a scuola ? " "che hai fatto ? " ed io allora parlo e parlo e lei fissa il lampadario constatando che c'è una lampadina fulminata. Insomma mi ascolta eh. Bello.
Dopo pranzo e chiaccherata o tv e panino se non c'è nessuno a casa (e quindi neanche il pranzo pronto)mi butto qui al pc ed apro subito l'email, come se aspettassi qualcosa di importante, come se sperassi ogni giorno di trovaci qualcosa di nuovo e non le notifiche di netlog - facebook - inutili catene tipo: ciaohoilcancrostomorendo, ciaoscriviunnumerouncoloresommalecifreblabla manda a dieci persone o morirai eccetera eccetera.
Ecco, sembra come che io stia aspettando una notizia, un cenno di vita da parte di qualcuno, qualcuno che so che esiste, che c'è, che adesso magari sta anche leggendo le mie parole ma che non si fa vivo, che rimane muto ad osservare i pixel della mia vita che scorrono su un monitor freddo e senza emozioni. E allora ogni giorno sono lì a controllare, a sperare che arrivi quell'email, quella stupida email che cambierà il corso della mia vita dandogli una piega diversa, forse migliore o forse no, ma certamente più colorata.
Chissà. Forse mi sono vista solo troppi film.