.
Alla fine chissà quante volte l'avrò detto,
che vorrei tornare bambina.
Eppure questa volta lo penso davvero.
Dall'alto (che poi più che alto è basso) dei miei sedici anni,
nel bel mezzo della solita odiatissima e comunissima crisi adolescenziale, in bilico fra tutto:
malinconia e felicità, soddisfazioni ed insoddisfazioni, amore ed odio, voglia di vivere e voglia di soffocare, lacrime e risate.
In bilico, mi guardo dietro e mi accorgo di quanto potesse essere dolce la mia infanzia.
Quando il problema più grande era mio fratello appena nato che mi aveva tolto dal centro delle attenzioni,
quando con le mani sporche di tempera verniciavo il muro a ditate (e ci prendevo le botte),
quando i tappi dei pennarelli si trasmormavano in unghie lunghe semplicemente infilandoli sopra le dita,
quando per essere grande bastavano le scarpe di mamma e un po' di rossetto,
quando mangiavo i ciottoli convinta fossero confetti,
quando correvo in campagna e sapevo che sulla stradina piena di buche sarei caduta eppure puntualmente tornavo da mamma in lacrime con le ginocchia sbucciate,
quando piangevo sotto il letto o dietro le porte per non riuscire ad avere i poteri di Sailor Moon,
quando piangevo davanti alla tv vedendo Goku di Dragon ball morire,
quando ero convinta che il diavolo fosse sotto il mio letto e mi avrebbe presa perchè non andavo a messa (maledetta scuola di suore),
quando non arrivavo allo specchio in bagno e mia mamma mi doveva mettere sullo sgabello,
quando poi ci arrivai sola allo specchio ma insoddisfatta mi prefiggevo l'altezza da raggiungere,
immaginandomi che a sedici anni ci saei riuscita e sarei stata bellissima, con una cascata di capelli biondo cenere e con un ragazzo con gli occhi azzurri che mi avrebbe riempita di amore e cure.
Eppure adesso che allo specchio ci arrivo,
vorrei tornare a quando la vita si colorava con le dita sporche di tempera e
giocare a fare Sailor Moon non era solo un gioco ma una passione vicina all'ossessione.
Vorrei tornare a sognarmi da grande con una cascata di boccoli biondo cenere,
prefiggendomi altezze da raggiungere immaginandomi con scarpe col tacco e vestitini rosa confetto.
Eppure adesso che allo specchio ci arrivo, ed ho fatto tutta la lista delle piccole cose che mi rendevano bimba, mi rendo conto che
forse non ho una cascata di capelli biondi, vestitini di pizzo e non somiglio a Sailor Moon;
forse nel principe azzurro ho anche smesso di crederci;
Ma col mio caschetto scuro ed i miei pantaloni larghi,
chi dice che non posso essere felice?
In fondo ho ancora dei segreti bellissimi, che porto dietro da quando
piangevo sotto al letto e coloravo i muri con le mani.Sono quei segreti che mi rendono così,
ancora ed un po' per sempre, bimba.
Pf. Che scema, da un post che doveva parlare di quanto volessi tornare piccola,
sono finta a dire che quella magia che pensavo persa è ancora qui:
non giocando con le barbie o piangendo davanti dragon ball;
ma sapendo emozionarmi ancora, e riuscendo a tingerlo, ancora,
il mondo, con le mani sporche di colore.
*
News? Beh sì ce ne sono. Parto, dopodomani.
Capodanno al nord e vaffanculo Roma.
Sì, amo Roma ma amo anche fuggire, andare in stanby, dimenticarmi la scuola, le sfuriate con i prof,
gli amici, i 'nemici', le lacrime, le incomprensioni, le delusioni.
Vado in mezzo alla neve con un paio di pattini da ghiaccio che non chiedevano altro che di riessere usati,
dopo due lunghi anni di polvere nell'armadio. Vado in mezzo alla neve e lì non devo e non voglio portarmi niente, perchè è bello così. La ragione la lascio a casa. Ed il cuore?
Oh il cuore lo porto,
ma resettandolo.
Reset.
Delete.
Zero, insomma. A mio rischio e pericolo? Sì a mio rischio e pericolo. Non devo spiegazioni, sms, 'ehi come stai, cosa fai, perchè non rispondi'
a nessuno.
Ah-ah.
Era ora.
Croccantini ______
Dopo la viglia fra cibo e parenti,
questo Natale l'ho passato con lui.
Lui non è il mio ragazzo, ma è uno dei tasselli fondamentali della mia vita.
Una delle cose più vere,
perchè di cose e persone io ne ho tante. Trovate, ritrovate, perse, che amo, che ho amato.
Ma di vere, vere come lui ne ho poche.
Lui e le cuffie nelle orecchie, sapendo che nella musica non ci sono risposte ma che è anche bello credere che sia così.
Lui ed i sogni arruffati come i capelli ed i pensieri intrecciati come le dita nervose della mano destra
con quelle della sinistra.
Lui ed i silenzi che sa apprezare e quel suo modo disarmante di saper ridere, anche di se stesso.
Lui che è vero perchè sa ridere,
ma soprattutto perchè sa piangere senza fare troppo per nasconderlo.
Sei la mia cosa più vera,
in questo mondo di cartapesta.
Ti ringrazio per questo.
we won't belong.. but you are my spaceboy. ( e dopo ieri, ci sta tutta.)
Buon Natale,
Donaz.
*
( non ti chiamerò mai PAOLO, sia chiaro.)
*
Anche se alla fine certi dissapori restano,
ci sono sapori scoperti ed altri riscoperti che
rendono questo Natale migliore delle aspettative.
Finalmente la scuola è finita. Ed io posso staccare la spina,
fuggire al nord nord nord Italia e rivedere persone e coninuare sogni lasciati a metà lo scorso anno fra baci rubati al tempo,
mani congelate nella neve e sigarette fumate di nascosto nelle cantine.
In questa settimana ho fatto regali, ricevuti, amato, odiato, sperato e sognato come si fa un po' sempre nella vita,
con la differenza che in quest'ultima settimana, in un concentrato di emozioni mi sono accorta di quanto possa soprendere anche il più insignificante degli sguardi.
Ho ritrovato un po' di me, e forse non infondo al mio cuore ma in quello di qualcun altro.
Ho imparato a dire no, ma senza aggiungere grazie.
Ho detto sì, essendone sicura e non perchè pareva brutto rifiutare.
In questa settimana ho anche detto di essere triste,
e allo stesso tempo è successo di ridere così tanto,
da dimenticarmi quello che dico e la tristezza.
Vorrei più Natali così,
e non solo per me.
Ringrazio chi mi ama, che mi rende viva.
Me ne infischio di chi mi odia e mi disprezza,
neanche vale più la pena perderci tempo e fiato.
Alla fine chi lo ha detto che a Natale siamo tutti più buoni?
Io sono un po'più cattiva,
ed un po' più felice.
E' molto difficile per me, scrivere questo post.
In primo luogo perchè è difficile riordinare pensieri e parole,
e poi perchè essendo un post pubblico devo riuscire a far trasparire chiari concetti,
e non idee confuse.
Ho scoperto di essere sempre triste. E' difficile spiegarlo, non voglio passare di certo per una ragazzina pseudo depressa.
Alla fine sono più che benestante, ho una famiglia più o meno felice,
vado più o meno bene a scuola, ho amici, fidanzato ma..
E' questo ma, questo dannato ma il tassello fuori posto.
Ed è porpio perchè in questo periodo non mi manca nulla di cui di solito dico di sentire bisogno che mi accorgo che in realtà i miei " ci vorrebbe un ragazzo " " ci vorrebbero bei voti " " una famiglia migliore " o " amici ";
Sono solo alibi.
La realtà è che ora che ho 'tutto' sono comunque mezza vuota.
Dentro ho vuoti che non si colmano con i baci, e la mia testa perde colpi e non sono più tanto sicura di me stessa.
Forse è vero che l'uomo quando non ha problemi se li crea, perchè non riesce ad accontentarsi di un' ipotetica felicità, eppure io credo non sia così nel mio caso.
Non è da sempre che mi porto questa malinconia nascosta, questa malinconia che ho anche quando ho qualcuno vicino ridendo o facendo shopping fumacchiando e ciarlando da brava ragazzina pettegola.
Quel velo di malinconia non c'era, in tempi passati, perchè alcuni solchi che ho nel cuore c'era chi era riuscito a rimarginarli.
E quasi sempre quelle stesse persone sono quelle che dopo avermi curata hanno rimesso il dito nella piaga,
ed ora che non ho alibi per questa tristezza, ora che non sono 'sola' mi accorgo di quanto profonde siano certe ferite.
E Lui? Lui mi sta vicino. Più o meno. Quando stiamo insieme mi sta sempre vicino, ma è quando non siamo vicini che io piango un po'
e mi racconto da sola che sono forte e bella e che signorna y (non facciamo nomi) senza me vale 0 e signorino z ha ancora bisogno di me.
Ed è quando lui mi lascia sola, che io metto le dita sulle cicatrici e sento che affondano.
Ed è lì che piango perchè fanno male e nessuno le vede.
Forse sono solo deliri indecifrabili di un'adolescente incontentabile e stanca, che scrive su un blog ad una mezzanotte stanca,
forse domani andrà meglio,
forse domani scoprirò che questa malinconia che mi porta un deserto dentro, per quanto travestito nelle migliori fioriture, sarà la chiave per una primavera meravigliosa.
Forse.
*

**
Per la cioccolata calda in piena notte,
per gli sms mandati dalla stessa casa,
per le fughe in punta di piedi da una stanza all'altra,
per il vino alle 4 di notte e per fare amore senza orari;
per quel modo che ormai abbiamo di guardarci,
per quello stesso modo di sorridere,
ed un po', anche per tutte quelle cose stupide che diciamo.
grazie.
Premessa che c'entra poco : esserino x (nome censurato per privacy) dice: " Siamo proprio uguali!", esserina z (vedi: io ) risponde " Ah-Ah (vedi: grassa risata) te lo sogni essere come me "
*
Il 6 dicembre fra lacrime ed intrecci di emozioni che si rincorrevano nella mia testa,
nel mio cuore e nel mio stomaco mi sono vista gli Aferhours in seconda fila.
*
Ed oggi, oggi avevo in mente un post lunghissimo e dolcissimo,
ma poi ho scoperto dei segreti, scrivendo, e ho cancellato tutto.
Ci sono segreti troppo grandi per essere messi in pixel su questo blog.
E così alla fine ho pianto anche oggi, ma solo un pochino, come sempre.
Le mie lacrime ad intervelli irregolari,
e che non sono sempre e solo per chi non c'è più.
Ho voglia di un biglietto, e di un treno.
*
Infine vi pongo una domanda.
Cos'è meglio:
una splendida bugia o un' aspra verità?
Io non lo so più.
*
edit dell'11 dicembre ore 16.00:
Darei fuoco a tutti quelli che continuano ad usare foto che ritraggono: me, i miei occhi, il mio naso, la mia bocca, un mio capello o anche un solo calzino per template senza chiedere e senza mettere credits:
[ suzanne. è amore. viscerale. ]
Lei si chiamava Susanne. Non so se fosse il suo vero nome, ma quando lo sillabbavo in un sussurro sentivo che fra quelle lettere c'era tutta la sua magia. Quel nome era magico. E solo quel nome, sarebbe potuto essere suo e magico come lo era con lei. Lei era Susanne. Non potrebbe essere stata altro.
Lei con i capelli corti e rossi, rosso autunno.
La sua pelle era chiara come la prima neve mai calpestata. E sulle gote, qualche spruzzo di lentigini. Labbra rosse e sempre sorridenti. Un po' pesca, un po' ciliegia.
E tu la guardavi, perchè non potevi farne a meno, perdendoti nei suoi occhi così vuoti e così profondi allo stesso tempo.
Così verdi e così... così Susanne.
Non è facile per me trovare parole per descrivere Susanne. Con il suo corpicino magro sempre vestito di maglioni sformati e gonne lunghe di mille colori. Vestiti larghi, quasi si vergognasse di quel corpicino disegnato da Dio nella maniera più perfetta.
Susanne, non eccelleva in nulla.
Non aveva una laurea, non andava al liceo avendo una media molto alta. Si era sempre accontentata di quel suo 6, enorme traguardo, proporzionalmente a quei 5 minuti al giorno in cui lanciava sgaurdi distratti ai libri di scuola.
Non era la più brava negli sport o nel canto, non componeva musica (quella la ascoltava solo; e quanto la amava.)
Non era una ballerina, non sarebbe finita su qualche rivista e nessuno avrebbe detto ''Oh ma quella è Susanne!'' guardando la tv.
No, non sarebbe mai successo niente. Lei sarebbe rimasta Susenne dal sorriso dolce, Susanne dagli occhi verdi.
Susanne della grande metropoli che è Roma, la punta di uno spillo fra un miliardo di cose più belle, più grandi, più famose.
Ma Susenne aveva una cosa che poche avevano, e forse nessuna come lei.
Una cosa che nessuno avrebbe mai detto guardandola. Con i suoi maglioni sformati ed il suo taglio corto di capelli,
e con il suo sorriso innocente e le sue mani piccole e tutto quello che puo' appartenere solo ad una di nome S u s a n n e.
Comunque, per non dilungarci in parole che spesso, troppo spesso, sviano il centro del discorso:
Susanne sapeva fare sesso.
Lei scopava come solo una dea poteva fare, con tutta la passione del mondo, incarnandosi in istanti diversi prima in schiava, poi padrona, poi regina e poi prostiuta. Chiunque andasse a letto con Susanne, uomini o donne, l'unica cosa che riuscivano a fare dopo quella mezz'ora, quell'ora, quelle due ore di fuoco era sillabare s-u-s-a-n-n-e. Con un filo di voce che nascondeva la meraviglia, per quello che un corpicino fragile ed innocente come quello della ragazza dai capelli rossi ed il sorriso dolce poteva dare.
Nessuno se lo sapeva spiegare. Scopare con Susanne, o per qualche fortunato, fare l'amore con lei
era come andare a letto con dei fili elettrici, sentire tutto dentro e poi fuori e accorgersi che, alla fine, eri vivo ed avevi avuto elettircità come sangue nelle vene senza farti del male.
E non ci capivi più niente.
Questo è tutto quello che so di Susanne,
la ragazzina dai maglioni soformati, le gonne lunghe ed i capelli rossi.
Susanne che incendiava cuori nei letti.
E che però, infondo,
si incendiava il suo in tutti gli altri momenti,
quando sul materasso lei era sola con qualche lacrima stanca.
Era allora che lei restava solo Susanne.
Quella che è la tua cosa più bella,
nel letto.
-
Dimenticavo. A scuola di mio fratello ( la bestiolina di 10 anni) sono andati a fare delle riprese quelli di Disney Channel. Ed insomma, sul sito hanno messo i vari video dei bambini che hanno cantato al karaoke davanti la telecamera. Tutti carini, angelici, anche abbastanza intonati. Mio fratello piccolo e rozzo che sbagliava l'intonazione e che faceva gesti hip hop su una canzone tutta melodica è uno spettacolo (un po' meno lo è il tipo accanto che gli ruba il microfono, comunque...) Per voi miei cari lettori...
mio fratello che canta! ( è quello a sinistra ) [ c l i c k ]
-
( edit delle 19.00 del 5 dicembre )
So che non sono indispensabile. Senza di me si puo' vivere.
Ma a volte mi viene da chiedere 'come' lo si fa.
Quasi mi ero dimenticata di quello che eri per me.
Oggi sono stata in silenzio, cinque minuti soltanto, in un ritaglio di tempo fra tutto quello
che negli ultimi mesi ho da fare, tutto quello che mi ha un po' fatto dimenticare il tintinnare del tuo buon umore.
Ed oggi, cinque minuti soltanto, mi sono ricordata di come si salivano le scale a passo di danza con te.
Ed oggi, cinque minuti soltanto, ho pianto, ma solo una lacrima, perchè non si piange mai sul latte versato.
Ed oggi, cinque minuti soltanto, mi sono chiesta se ogni tanto pensi come saremmo state io e te. Senza errori e senza scuse. Senza rancori e senza indifferenza (quanto incendia dentro, l'indifferenza, dolcezza. Tu forse non lo sai). Con i nostri sogni in tasca e tutte quelle cose che solo noi due potevamo avere.
Ma forse sono solo io che ci ho creduto troppo in noi, un noi speciale;
perchè ho creduto in te più che in me stessa, ed a volte anche più che nell'amore.
Non ho più lacrime da versare,
nè per te ora,
nè sulla tua spalla come un tempo.
( Forse un tempo poteva commuoverti ma ora è inutile e credo perchè,
ogni volta che piangi e che ridi non piangi e non ridi con me. )
.ma hai laciato la tua impronta, ed io non cancello niente. Nel mio cuore, una marea di stelle accese insieme. non si possono spengere.

♪ Nuotando nell'aria, Marlene Kuntz