Non capisco a cosa serva continuare a scrivere promemoria su agendine che si dimenticano a casa,
continuare a mettersi sveglie sul telefono per ricordarsi di fare questo o quello,
foglietti con indirizzi, impegni ed appuntamenti che poi si perdono sui fondi delle borsette.
Tutto per fingere che abbiamo giornate ben precise, percorsi da rispettare, tante cose da fare.
E poi? Poi è tutto inutile perchè tanto perdiamo sempre la testa da qualche altra parte.
E finisce che: o ci dimentichiamo tutto nonostante i mille appunti, o più semplicemente facciamo tutto,
con la testa chissà dove a pensare a chissà cosa.
C'è chi la lascia ad una vetrina, la testa, chi ad un uomo intravisto sul tram, chi ad una bella torta in pasticceria.
Ma continuiamo con agendine, foglietti e sveglie al cellulare; con questo smisuarto bisogno di seguire
percorsi formati da un impegno dopo l'altro, senza tregua, per illuderci che non ci fermiamo mai.
Ma la verità è che la nostra testa si ferma. Lascia andare avanti noi per il piacere dell'illusione,
e lei resta poi dove più ne ha voglia.
Ed il dubbio sorge naturale: non dovremmo fermarci noi, invece, davanti ad una vetrina o davanti un bell'uomo, senza preoccuparci di tutti gli schemi, percorsi, appuntamenti, impegni?
Facciamo tante cose, ne andiamo fieri di altrettante,
ma quante di queste vogliamo davvero fare?
Se la vostra testa rotola qualche metro davanti a voi,
non riprendetela.
Seguitela.
Perdere la testa è così bello.
*
A proposito di 'perdere la testa'; io non perdo solo quella, ma anche le parole per qualcuno, ed è ieri sera che le ho perse; quando davanti a me c' era lei,
con diciotto anni che la hanno reso così: splendida.

Ti amo, davvero tanto.
C'è per chi come mia cugina sono diciotto,
c'è per chi come me sono sedici.
Giornate passate a via del corso invece che fra i banchi, pomeriggi al telefono, pianti quasi fino alle convulsioni per cuori infranti; altre volte per motivi più seri. bugie, allontnamenti, riavvicinamenti. amicizie che si stringono, altre che si perdono. il suono della campanella delle 8.15, le minacce del 7 in condotta, i debiti non recuperati, le bocciature, le intere ore passate al bagno,
le firme false, i genitori incazzati, le prime impacciate volte a farel'amore, le fughe nei bagni dei treni senza soldi per il biglietto,
i concerti talmente belli che solo un pianto puo' descrivere il cuore che ti esplode nel petto ad ogni canzone, cambiare il colore ad i capelli una volta ogni mese, tagliarli con le forbici da cucina anche alle amiche, i film horror alle 3 di notte, i bigliettini di storia infilati anche nelle mutane,
in motorino in 3 sulle salite più improbabili, gli ex che tornano ed incasinano tutto, i fidanzati che non capiscono, i caffè come antidoto alle settimane di notti in bianco,
i pianti di nascosto e la federa del cuscino perennemente bagnata, l'ultima sigaretta che non è mai l'ultima,
le autogestioni a scuola, l'ubriacarsi fino a vomitare l'anima, le corse dietro agli autobus, l'accorgersi di provare compassione verso alcune persone, crescere. faticosamente, mimìericcynaavinigianluludoiosalvisemarziaentemogay .
Questi sono i miei sedici anni,
in un concentrato di stupidaggini
*
Su msn. ( 'quello che scrive in blu' - e chi sa chi è se lo tenga per se; mi aveva appena informata che il suo mp3 non funzionava. L'unica mia risposta? '' a me lo hanno rubato'' nessun consiglio tecnico, nessuna parola di conforto :P )

*colpo basso.
P.s= dire che quest'anno sono sedici non significa che oggi è il mio compleanno :P pensate il 15 marzo agli auguri.
Di noi ricordo l'indifferenza per i primi due anni in classe insieme,
la tua curiosità, solo al terzo anno di 'convivenza' , verso le mie prime borchie indossate.
Allora il tuo cercarmi, il tuo volermi capire e parlare.
Di noi ricordo i primi segreti svelati, il tuo guardarmi un po' incredulo e poi ammirato per il mio mondo così grande, e ben poco proporzionale alla manciata di pochi anni ed esperienze dietro.
Ricordo il nostro essere diversi, ma uguali nelle piccole cose.
Gli articolo 31 cantati sul 201 quando invece di andare a scuola giravamo per il centro,
con l'angoscia di essere beccati da qualcuno.
Le sigarette di nascosto al parco, il tuo prendermi per mano solo per dirmi che mi volevi bene,
nonostante alcuni sospettassero in qualcosa di più. Fra noi c'era 'soltanto' un amicizia viscerale ed intensa,
nata per caso fra i banchi e portata avanti ogni pomeriggio ed ogni sera che si poteva.
Mi ricordo le giornate a casa tua con i panini alla nutella e la nostra vita raccontata sul tetto;
le prese ingiro per il mio look al quale alla fine, anche se per poco hai ceduto anche tu.
Ricordo quando ti avevo truccato da punkettone con la matita sotto gli occhi e a scuola dovevamo andare in chiesa, attirando gli sguardi indignati di prof e suore.
Ricordo che ci chiamavamo tartufina e carciofino e non ricordo neanche bene in perchè ma era bello chiamarci così.
Piazza del popolo ed i darkettoni e le bottiglie di mirto a 13 anni con quella voglia di andare contro tutti e tutto per forza. Le telefonate di ore ed ore a parlarti del mio implodere e della voglia di una vita diversa; le tue risposte forse non sempre sagge ma in cui dimostravi il bene immenso che mi volevi.
Ricordo gli abbracci forti, dove quasi mi toglievi il fiato, per dirmi che c'eri, che ci saresti sempre stato, anche se non immaginavamo che non sarebbe stato così.
I tuoi genitori fuori per cena ed io che mi improvvisavo cuoca e non mi riusciva neanche male,
le tue cazzatelle da fascistello ed il mio mettere il muso quando le dicevi,
allora il tuo sorridermi e dirmi 'sporca comunista' solo per darmi fastidio.
Mi ricordo che non c'era Lucrezia senza Federico e Federico senza Lucrezia,
e ne andavo fiera. Perchè eri l'unico a capirmi, e io l'unica a capire te.
E così ricordo ancora un'adolescenza iniziata insieme, e finita per uno stupido cambio di scuola.
Ma oggi avevo un po' voglia di rivederti,
allora ho trovato un po' di coraggio.
Dopo un anno e mezzo ero sotto casa tua ad aspettarti come facevo due anni fa,
forse con qualche sogno in più e qualche altro perso per strada.
Quanto mi mancava averti davanti,
forse non sarà più come prima, si cambia e si cresce,
ma anche solo per un caffè alla settimana: non mi abbandonare mai. mai. mai.
Infondo ce l'eravamo promessi.
Una cosa che non sapete di me?
Che m'innamoro, anche solo per un secondo, di tutti.
Perchè? Per i particolari di ognuno, dal modo di sorridere, a quello di strizzare gli occhi.
in|na|mo|ràr|si
v.pronom.intr. (io mi innamóro)
FO
iniziare a nutrire un sentimento di amore per qualcuno.
par|ti|co|là|re
agg. s.m.
FO
parte di un’opera d’arte analizzata o riprodotta separatamente rispetto all’opera completa.
( Va di moda riportare le definizioni. I miei 'termini' ne avevano tante. Ho scritto quelle che si addicevano e mi piacevano di più.)
Torno dopo aver passato una settimana fra la neve, una settimana in cui ho riscoperto come ci si emoziona. solo per un sorriso in più.
Sono fatta di segreti, porte, pezzetti di vetrini colorati; non mi va di aggiungere altro.
..vi piace la nuova grafica?

♪ Nuotando nell'aria, Marlene Kuntz